Ci sono momenti in cui sentiamo che alla nostra vita manca un pezzo.
Non sempre si tratta di una crisi profonda e netta. Al contrario: quasi sempre avvertiamo un vuoto che si manifesta come stanchezza sottile o con la sensazione che le strade che abbiamo seguito non ci assomiglino più del tutto.
Il Viaggio della Dea nasce da questa soglia e si ispira alle mappe simboliche del Viaggio dell’Eroina, alla psicologia archetipica, alle storie antiche in cui le donne attraversano boschi, deserti, discese e ritorni. Storie che parlano di separazione, di prove, di smarrimento, ma anche di recupero di parti vitali dimenticate.
La donna selvaggia, di cui tanto si discute, non è una figura romantica né un ideale di donna da incarnare: è una potenza psichica che sa quando è tempo di restare e quando è tempo di partire. Che riconosce ciò che nutre e ciò che consuma.
Il Viaggio della Dea è pensato come un cammino condiviso articolato in 10 tappe, distribuite in 5 incontri in presenza, accompagnati da materiali, spunti di riflessione e occasioni di confronto in un gruppo WhatsApp che accompagna il lavoro durante il mese.
Ogni incontro rappresenta una soglia, ogni tappa un passaggio: non da superare, ma da abitare.
Non è un percorso terapeutico, né un’iniziazione rituale. È uno spazio di ascolto e di narrazione condivisa, in cui il linguaggio mitico serve a dare forma a esperienze profondamente umane: la ribellione, l’adattamento, la fatica, il vuoto, la chiamata interiore, la discesa, la ricomposizione.
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